Musicista Italiano a Londra: la storia di Antonio!

By on February 18, 2013

Abbiamo intervistato Antonio Pugliese, ventottenne di origine barese che come tantissimi italiani ha lasciato il proprio Paese alla volta della capitale britannica. Laureatosi in Economia e Management, Antonio lavora come commercialista e musicista. Ha sempre amato la musica e l’arte in generale, suona la chitarra ed è cantautore. Potete visitare il suo sito internet All I Need e trovare i suoi profili ufficiali su Facebook e su Twitter.

Ciao Antonio, ci puoi dire in che modo pensi che la realtà inglese sia diversa da quella italiana?

La differenza principale della realtà inglese rispetto a quella italiana è semplicemente un insieme di piccolezze che alla fine sommate ti fanno capire cosa manca all’Italia e cosa invece c’è in Uk. Una delle prime cose che mi colpì quando venni in Uk fu il modo di interpretare la convivenza con i tuo stessi simili, noi in Italia siamo abituati a guardare poco e nulla di quello che ci circonda, quindi figuriamoci a rispettarlo, mentre qui è tutto diverso. Esiste un alto senso del rispetto di se stessi e degli altri. Siamo due realtà lontane anni luce, ma la cosa che più mi fa rabbia è che in Italia al posto di progredire peggioriamo. Non facciamo altro che perdere i veri valori umani, in Uk mi sento molto più a mio agio, non ci sono pregiudizi, un individuo qui può essere quello che vuole, liberamente, senza l’approvazione di nessun altro all’infuori di se stessi. Qui è possibile essere realmente quello che si è dentro. Concludo dicendo che in Italia manca l’elemento base: la realtà. Tutti si costruiscono un alter ego che sanno di non poter mai raggiungere, ostentano la propria posizione, ma alla fine sono consapevoli di essere meno di quello che dicono di essere.

Quali sono le differenze nel mondo dell’Universita’e del lavoro, in riferimento al campo musicale e sociopolitico?

Partendo dal presupposto che le differenze sono troppe e anche sostanziali, inizio dicendo che per quanto riguarda l’università, il modello inglese si fonda su solide basi di meritocrazia e una forte e salda realtà chiamata “ Ricerca”. In Uk le università non fanno solo formazione, ma inducono gli studenti a progredire nel loro campo di studi, che sia in una materia specifica o in campo teorico. Quindi già questo fa capire che tutto viene fatto per uno scopo puro e davvero innovativo. Chi esce da un’università inglese ha decisamente più basi e propensione alla carriera, indifferentemente da quale sia il suo settore. In Italia la situazione è ben diversa, la meritocrazia non esiste, il modello universitario italiano è basato sulle parentopoli, sul business dei libri di testo scritti dai docenti che ti obbligano a comprarli, da determinate lobby che per tutelare i loro interessi non hanno nessuna intenzione di fare della formazione l’arma della competitività innovativa. Siamo indietro di circa 30 anni. I giovani italiani vedono l’università come un insieme di ingiustizie, e spesso escono da questi “centri del potere” non con sapienza ed idee ma solo con grande rabbia e repressione…

Il lavoro è una tematica troppo ampia e troppo complessa, ma mi soffermerò più sull’aspetto sociale, cioè quello che rappresenta il lavoro per un italiano e per un inglese. Se per l’italiano la tipologia di lavoro tende a dimostrare uno “status symbol” (il suo gradino all’interno della gerarchia sociale) per l’inglese il lavoro, qualsiasi tipo di lavoro, è un qualcosa che non pregiudica lo status e non porta vantaggi e svantaggi a livello sociale. In Italia siamo pronti a giudicare una persona in base al lavoro che fa, non soffermandoci su quello che in realtà questa persona possa offrirci sia come opinioni che a livello personale. In Inghilterra poco conta se raccogli cartacce per strada o se sei un dirigente, fatto sta che il lavoro è un onore e come tale va rispettato nel suo complesso. Questo tipo di considerazione ci fa capire quanto effettivamente la società inglese sia avanti rispetto a quella italiana, mi verrebbe da dire che il grado di socialità è pari al grado di valori di un popolo… quindi se in Italia gli studenti subiscono torti e l’università non funziona, non ci dovremmo meravigliare se quando poi sono fuori si rivelano incapaci di gestire e di interagire all’interno di situazioni sociali, economiche, relazionali, politiche…

Parlando dell’aspetto politico c’è un abisso, la burocrazia è pari a zero a differenza che in Italia. La PA inglese è molto più efficiente di quella dello Stivale. La politica è volta al bene della nazione e cerca di rafforzare la propria economia e leadership a livello mondiale e questo lo si può notare anche sulla carta stampata. Credo che l’Inghilterra abbia fatto bene a non aderire all’EURO, ha così mantenuto una sua vera e propria identità, proteggendo cittadini ed imprese, la sua economia e anche il suo turismo. L’adeguarsi agli standard europei è una cosa improponibile, perché ogni nazione ha un suo meccanismo di funzionamento, pertanto sarebbe un suicidio di massa, proprio come quello che sta avvenendo a Spagna, Italia, Grecia, Portogallo. Io credo che la gestione politica della cosa pubblica sia nettamente migliore in Inghilterra che in Italia, strade in ordine, mezzi di trasporto efficienti e un particolare occhio di riguardo alla sicurezza dei proprio cittadini ci fanno capire quando è basilare dare benessere sociale ai cittadini, affinchè gli stessi possano rifletterlo sulle generazioni a venire.

A livello musicale Londra offre quello che nessun’altra nazione potrà mai offrirti, basta pensare che le leggende della musica sono nate nel cuore dell’Uk, parliamo dei Beatles (originari di Liverpool) , Pink Floyd, Rolling Stones, Led Zeppelin etc. Adoro particolarmente il modo di fare musica e di renderla accessibile a tutti senza distinzioni di età e di generi. Di certo non devi riempire un locale o vendere prevendite per suonarci, basta soltanto armarsi di una chitarra, tanta passione e lasciarti trasportare dall’entusiasmo della gente. Il binomio Londra-Musica è perfetto. Anche sotto questo punto di vista in Italia siamo molto indietro, basti pensare che ci affidiamo ai Talent Show per scegliere chi merita e chi non merita di fare musica. Non sappiamo riconoscere i talenti e spesso quei pochi che riusciamo a fiutare li ammazziamo con un “Grazie le faremo sapere”. Si sa bene come funziona nei locali, che fanno solo i loro interessi economici dando poca rilevanza al valore artistico di quello che si propone. Triste ma vero, da questo punto di vista non rimpiango l’Italia.

Cosa pensi del costo della vita in Inghilterra e in particolar modo a Londra?

La vita a Londra in un primo periodo mi è sembrata cara e abbastanza dispendiosa, ma ovviamente come tutte le grandi città, per ottimizzare i costi devi viverla e comprenderla appieno. Credo di spendere a Londra gli stessi soldi che spendo in Italia, ma sarebbe da sciocchi fare un paragone tra sterlina ed euro, ovviamente tutto costerebbe di più. Il vero vantaggio di Londra è che non hai un’uscita standard, anzi il contrario, decidi tu cosa spendere e come spenderlo in base alle tue esigenze. I farmaci costano nettamente di meno, basti pensare che una scatola di aspirina da 20 compresse costa circa £ 0,59: nettamente inferiore rispetto alla media dei prezzi per i farmaci in Italia, con la differenza che non ci sono farmaci di prima e seconda fascia.
Parliamo di consumi. Una sola affermazione potrebbe riassumere il concetto: l’energia nucleare ammazza i costi per i consumi domestici e fa diminuire i costi alle imprese, tutto questo è a dir poco magnifico. Una utopia per gli italiani, che vengono stangati con aumenti e salassi in bolletta. Nettamente migliore la vita qui in Inghilterra.

Cosa cambieresti dell’ Inghilterra? E cosa dell’Italia?

Sinceramente dell’inghilterra non cambierei quasi nulla, perché credo un paese perfetto non esisterà mai in assoluto. L’Inghilterra è già una nazione abbastanza avanzata, può soltanto migliorare con il passare degli anni, raffinando quello che già possiede. Dell’Italia farei prima a dire quello che salverei, ma ribadisco che finchè il popolo italiano non prenderà coscienza delle proprie possibilità poco cambierà. La base di tutto è l’istruzione e una maggiore educazione civica, quella che ormai manca da quasi 30 anni, la stessa che ha portato l’Italia ad essere pioniera delle grandi manovre economiche nella storia, la stessa che ha saputo rialzarsi dopo le guerre mondiali e le crisi. Decisamente non è un momento favorevole, ma se ci si aspetta che il nulla o i politici cambino la situazione è solo tempo perso. Ogni italiano deve mettersi in testa che le cose che non vanno devono essere cambiate e che non bisogna sottostare a determinate ingiustizie ma combatterle, far valere i propri diritti e rispettare soprattutto i propri doveri da cittadino. La politica non potrà mai tracciare le linee guida della ripresa e della sostenibilità sociale. Lo potranno fare solo i cittadini e la loro voglia di cambiamento, il loro desiderio di dare alle future generazioni le possibilità che le generazioni di oggi non hanno potuto avere per colpa dei propri predecessori, i quali a loro volta se ne sono infischiati lasciando alla deriva tutto e tutti.

Pensi che potresti tornare a vivere in Italia in futuro?

Non credo di poter tornare a vivere in Italia per mille motivi, tanti dei quali ho citato sopra. Sarà anche un Paese fantastico, pieno di monumenti storici, ma di pochi fatti. Di certo un Paese come l’Italia non potrà mai accettare quello che intendo esprimere e scrivere, perché il tutto sarà sempre proposto ad un ramo sociale troppo distante dal mio modo di vivere, di pensare e di agire. Amo il dinamismo, la novità, il progresso e nella mia terra d’origine tutto è fermo. Stimo tantissimo coloro che sono li, perché lottano e cercano di farsi valere, ma soffro altrettanto quando vengo a conoscenza dei loro fallimenti, causati dal sistema che non permette di realizzare un’evoluzione socio-culturale ed economica. Ma mai dire mai nella vita… lasciamo che il “caso” faccia il suo corso.

Che consiglio daresti a chi è ancora in Italia ma vorrebbe un giorno partire?

Giovani, lasciate l’Italia solo se avete valide idee, ma non fuggite da essa solo per rifugiarvi in voi stessi. L’esperienza di andare via dalla propria nazione deve decisamente essere un’esperienza che migliora voi stessi, le vostre condizioni e le vostre idee, il vostro futuro. Non è di certo facile, ma è assolutamente stimolante. Stare in Inghilterra offre tante possibilità e fa rendere conto di ciò che realmente si è. Lasciate stare le leggende metropolitane, per giudicare qualcosa ricordatevi sempre “di viverla appieno nel bene o nel male.

 Cristiano Prudente – Luca Cattaneo



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