La Londra dei giovani e la chiesa

By on April 23, 2014

Nella Little Italy londinese, la zona che collega Clerkenwell a Farrington, la chiesa di San Pietro, Church of St Peter, è il punto di incontro di migliaia di fedeli emigranti italiani da più di un secolo.

La chiesa, è stata e fondata nel 1863 dal sacerdote romano Vincenzo Pallotti, beatificato da Papa Pio XII il 22 gennaio del 1950 e canonizzato per opera di Papa Giovanni XXIII il 20 gennaio 1963. Da centocinquantun anni riunisce la comunità italiana in preghiera, dando così la possibilità ai migranti di riunirsi in una grande famiglia e sentire meno quella nostalgia di casa, sentita fortemente quando i mezzi di trasporto e comunicazione erano nulli e provata fortemente anche al giorno d’oggi, nonostante i mezzi siano al massimo dell’efficienza.

Il Venerdi Santo, quello che precede la pasqua cattolica, mi trovavo a passare per Clarkenwell Road  quando restai colpito da una moltitudine di persone dall’accento italiano uscire dalla chiesa di San Pietro.  Incuriosito dalla presenza di molti giovani all’uscita della funzione, decisi di scoprire qualcosa di più sulle persone che frequentavano la chiesa, quell’ambiente che a pensarci bene non frequento dall’età del catechismo. Non ho amici particolarmente dediti alla religione, mi capita di rado un avvicinamento alla stessa, per questo, forse, immaginavo un allontanamento globale da parte di chi è della mia generazione e ancor di più quella ventura, ma evidentemente mi sbagliavo di grosso.

Le prime persone cui mi sono rivolto per cercare informazioni a riguardo, soprattutto sul nome della chiesa e del suo fondatore, sono state due simpatiche signore di età, una di Benevento, l’altra di Matera. Vivono a Londra da più di cinquantanni, non se la sentirebbero assolutamente di tornare in Italia e come mi dirà poi la signora di Matera, “si sentono forestiere a Londra e si sentono forestiere in Italia”, ma frequentano la chiesa di San Pietro come migliaia di italiani, un ambiente che dà un senso di appartenenza alla propria fede nello stesso modo di quello che sentivano anni or sono nella loro terra.

Conosco poi una coppia di giovani pugliesi appena usciti dalla messa che asseriscono di essere spesso alle funzioni della chiesa di San Pietro. Mi  dicono che per tradizione la chiesa è frequentata soprattutto da italiani, poiché fondata per volere del sacerdote romano nello storico quartiere italiano di Clarkenwell. I due giovani pugliesi, mi dicono che la fede è molto sentita soprattutto perché funziona da conforto per le persone che si sentono lontane da casa e chi la frequenta lo fa perché lo sente davvero e lo fa con sentimento, grazie anche ai preti che operano nella stessa che si danno molto da fare stando molto vicini ai fedeli.

Poi incontro Antonella di Catania appena uscita dalla funzione e conosco anche i suoi genitori in visita a Londra dalla figlia per le festività pasquali.

Antonella, che non si è fatta mancare la messa del Venerdì Santo in compagnia dei genitori nonostante la stanchezza di una giornata di lavoro, è davvero entusiasta della chiesa di San Pietro. A Catania faceva parte dell’Azione Cattolica e quando è arrivata a Londra soffrendo della lontananza dall’ambiente, ha provato a frequentare la messa di una chiesa nelle vicinanze di Elephant and Castle, la zona dove abita, ma le funzioni giornaliere erano quattro, ognuna in lingua diversa e per molto tempo ha dovuto assistere alla messa in lingua filippina, perchè la messa in lingua italiana non collimava con i suoi orari di lavoro, finchè un giorno le viene suggerita la presenza della chiesa di San Pietro, che ha gioiosamente saputo ricolmare la sentita mancanza.

Antonella, mi racconta alcuni episodi vissuti nell’ambiente cattolico di San Pietro con l’entusiasmo di chi ha trovato finalmente un pezzo di cuore che le era stato rubato, ma tiene soprattutto a dirmi che chi frequenta l’ambiente della chiesa a Londra lo fa con un emozione più  forte e più vera a differenza di molti che lo fanno per obbligo e tradizione nella propria città.

Quando ho salutato Antonella e i suoi genitori, ho conosciuto Marco, un ragazzo di Sassari a Londra da una settimana ma presente da subito alla messa della chiesa di San Pietro, che ha cercato con interesse trovandola su Google Maps e, come mi viene fatto presente da tutti quelli con cui ho avuto modo di parlare davanti alla chiesa, mi conferma la presenza dei molti giovani alla messa.

 

Ho così avuto modo di scoprire una parte di Londra cui non avevo ancora pensato e che forse nemmeno mi sarei immaginato, ma quel che mi ha sorpreso maggiormente è stato scoprire la moltitudine di giovani nell’ambiente cattolico in questa Londra così trasgressiva, dove tutti vanno di fretta, dove soldi e lavoro sono alla base di tutto, ma dove è facile sentirsi soli nonostante l’immane attività sociale che la metropoli offra.

 

Martino Serra


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